Frankie goes to Paris (parte seconda)

Settobre, 1997

Parigi val bene una Messa...

La frontiera era là, davanti a Frankie e, un attimo dopo, era dietro di lui.
E' strano come i confini siano deludenti. Li passi e resti lo stesso.
In tutti i sensi.
Forse i confini non esistono e noi ci illudiamo di passare di là, convinti che qualcosa di meraviglioso possa accadere dopo l'attraversamento. Abbiamo bisogno di qualcosa, sempre. Anche se decidiamo di essere indipendenti sfidando la Madre Eterna, raccogliticcia, fumosa, crepuscolare, televisiva che è la logora Patria che ci ha dato gli scomodi e non richiesti natali.

Era passato.
Nessuno lo aveva fermato, perquisito, guardato storto, controllato la pressione delle gomme, i documenti, gli occhiali sporchi, l'alito cattivo.
Si immaginava una montagna di finanzieri, tutti in divisa impeccabile, ammonticchiati dietro un cartello pubblicitario, pronti a balzare fuori con le loro palette e gli sguardi feroci, punitivi, puntati su di lui.

Non avvenne nulla di tutto questo. Il cartello pubblicitario era lì, tutto scortecciato, vittima del tempo e delle passioni umane per la sporcizia. Gli uomini, come i cani, amano lasciare un segno del loro passaggio: i cani con brevi schizzi odorosi, gli uomini, con l'abbandono delle lattine, fazzoletti di carta, preservativi usati, pacchetti di sigarette, dure o morbide, cotton fioc, escrementi solidi industriali e corporali.

Ma di industriale, passando, sul terreno, rimase solo ma sua paranoia. Nessun finanziere lo aspettava, paletta in mano, per coglierlo sul fatto di attraversare la frontiera con le unghie sporche od i denti non lavati perfettamente. Il cerume nelle orecchie era una eventualità troppo remota per significare come reato fiscale.

Ma la natura spietata si distribuita davanti a Frankie, appena sotto l'asfalto che la ricopriva, silenziosa ed indifferente con la sua bellezza idiota, inutile come una vergine troppo distratta per essere di qualche interesse per lo stupratore. La favola della volpe e l'uva, di Esopo, gli tornò alla mente come un piccolo rigagnolo di sudore fastidioso che scorre gelido tra l'ascella e la camicia di tessuto sintetico, appiccicoso come la bruttina dell'ultimo banco.

Il volante, ricoperto da una copertura di pelle nera, girava docile sotto le sue mani artigliate, indifferente al paesaggio semidesolato e solenne dell'ultimo meriggio. Un'aria laminare, crudele, scandiva ritmicamente le curve e le forme solide della montagna resa docile dall'uomo e dai suoi sentieri nastriformi, entrando dal finestrino semiaperto, ad ogni curva e controcurva.

Frankie goes to Paris vedeva avvicinarsi la voglia di fermarsi da qualche parte ma il terreno era cintato e la sua miserabile tenda non avrebbe difeso le sue natiche roventi dalle enormi sfacciate deiezioni vaccine che costellavano il pascolo ridente.
"Un campeggio! La mia Skoda per un campeggio!" Pensò. Poi, consapevole di essere il personaggio di un racconto, si voltò vero il pubblico dei lettori... e borbottò: "Beh? Che avete da aggrottare le sopracciglia? Se c'era un Re del passato
pronto a cedere il suo regno per un cavallo, perché non avrei dovuto cedere la mia Skoda per un legittimo campeggio? Mica eravamo sposati."

Frankie guidò per alcune centinaia di metri pensando a quello che aveva appena detto, poi, come in preda ad un ripensamento improvviso, premette il piede sull'acceleratore per fermare la macchina: ovviamente, la macchina non ci capì un accidente ma, abituata com'era alla guida assuda di Frankie, frenò lo stesso da sola. ...Sapete come vanno queste cose? No? Non importa: tanto è solo un racconto del cazzo.

Anzi, visto che siamo arrivati a sconvolgere la stesura del testo con queste osservazioni, sarà meglio passare direttamente il racconto (e la parola) a Frankie! Che se la sbrighi da sé!
Addio!

***

Parte seconda Scritta in prima persona.

(Il racconto riprenderà dal momento in cui Frankie sta per fermarsi a causa di un ugente bisogno corporale:)

(...) "Beh? Che avete da aggrottare le sopracciglia? Se c'era un Re del passato pronto a cedere il suo regno per un cavallo, perché non avrei dovuto cedere la mia Skoda per un legittimo campeggio? Mica eravamo sposati."

...Vabbé: così facendo, avrei dovuto proseguire a piedi fino a Parigi e Parigi, Val bene una...
Ma che dico? Parigi è lontana e la mia vescica no!
Ho una gran voglia di fermarmi ed orinare sulla verde valle che si stende davanti a me come uno spot televisivo ma temo la presenza nascosta di qualche cecchino, crucco ed assassino, che potrebbe infilarmi una palla fra le palle. Ci ripenso. Proseguo e la tengo.

Curva dopo curva, infilo una dirittura ma la Skoda non va lo stesso. Ansima e ribolle. Il motore posteriore spinge dall'alto della sua vetustà progettuale, dal retro della sua arroganza autarchica.
Bolle come una birra cecoslovacca. Schiuma, borbotta, brontola ansando spompata con i suoi scarichi aperti (prima di partire ho cambiato la marmitta servendomi da un artigiano che le marmitte le conosce bene: purtroppo, le marmitte per le Skoda erano finite, credo mi abbia messo la marmitta di un panzer! L'ho capito dal rumore e dal doppio scarico cromato!)
...Ma stavo dicendo che La mia vecchia Skoda bolliva come una birra cecoslovacca. Fa anche la Schiuma. Borbotta, brontola, ansando spompata con i suoi scarichi aperti, le valvole roventi, il radiatore in fiamme, l'assenza assoluta di pudore. Questra macchina non è una macchina! E' un Vate! La reincarnazione dannunziana più rumorosa che abbia mai visto!
E c'ha pure il motorino d'avviamento rotto.

Una Skoda sul Monte Bianco.
E' una gran macchina, solo un po' ingenua benché generosa negli affetti. Finisci per volerle bene come ad un gattino timido raccolto per strada. Solo che i gattini non fanno tutto quel rumore quando vanno in salita, non riscaldano come un altoforno e, solitamente, le Skoda dell' 85, non si raccolgono per strada.
Almeno fino a quando non vanno a pezzi in cima alle salite. Si può essere, mi chiedo, timidi come una salita?
Ma la mia compagna regge, non si apre come una cozza, prosegue la sua corsa fino alla discesa.
La discesa...

...Vi avevo mai parlato dei freni?
...No eh?

***

(To be continued)

© RU-y2k Project

 

 

 

 

.