Contributo
visivo: Umberto Rossi
Tipo di contributo: Cyber
Painting
Altro contributo:
Testuale
Tipo di contributo: Riflessione
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| "CHROMIUM_PLATED" |
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Qui Umberto Rossi da il
senso della consapevolezza beethovenina del suo kantismo.
Al di là delle apparenti due figure fuse in un tutt'uno
c'è la verità di un UNIVERSO in cui domina
la legge; non una legge esterna ed esteriore ma giusta perché
razionale.
"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro
di me": così Immanuel Kant nella conclusione
della Critica della Ragion Pratica, dove per il compositore
- e qui per l'autore dell'opera visiva - la legge morale
è la fratellanza tra tutti gli uomini. Un ideale
che, oggi, con la morte delle UTOPIE, può sembrarci
addirittura ingenuo.
In realtà, compositore e artista si presentano con
una tale potenza inconsapevole che l'utopia non è
tale ma è il motore del mondo.
(N.d.r.)
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| Contributo
testuale |
Ludwig,
possessore di un cervello |
...così si
firmava il compositore nella risposta ad una lettera del fratello,
ricco possidente, dimentico del fatto che con la sua musica
(e sgobbando come un facchino) lo aveva aiutato a SOPRAVVIVERE
ed a studiare. Sì, perché a 13 anni il gobbo di Bonn si ritrovò
con la famiglia sulle spalle: la mamma era morta di tisi,
il papà ormai non aveva neanche la forza di alzarsi dal lurido
tavolo della più infima bettola e i fratelli avevano fame,
quella nera. Ma questo è quasi gossip... Lasciamo la parola
a Elio. Scrivere su Ludwig van è, per me, come parlare di
un amico, un amico vero che ha accompagnato la mia esistenza
dai sei - sette anni fino ad ora. Come i vecchi amici, non
c'è bisogno di sentirsi spesso, basta un segno e quando ci
si ritrova è come se ci si fosse visti il giorno prima. Purtroppo
è stato oggetto prima di incomprensione, poi di venerazione
acritica, poi di indifferenza. Ha anche subito gli attacchi
più inconsulti in nome di non si sa bene cosa. Ora vive in
una zona franca, finalmente, dove posso andarlo a trovare
ed ogni volta mi riserva una sorpresa. L'ultima volta che
ci siamo visti era sommerso di fogli di giornali che parlavano
di un presunto ritrovamento della sua Undecima sinfonia. Era
talmente assorto che quasi non si accorse della mia presenza.
"E la Decima?" - faccio io - "Mi hai nascosto la sua esistenza,
che amico sei?" Mi fa cenno di far silenzio, non perché abbia
sentito, è sordo, ma perché ha "percepito" che c'era qualcosa
che non andava. Aspetto che abbia finito di tormentare i giornali
di tutto il mondo, sedendomi al pianoforte: accenno un brano
ma non viene fuori alcun suono. Perbacco! Che sia diventato
sordo anch'io? Ah, no...i suoi vicini di casa gli hanno fatto
staccare tutte le corde per il gran fracasso che provocava
mentre stava scrivendo la Missa solemnis. Prendo il taccuino
di conversazione e gli chiedo cosa fosse tutta quella agitazione...
Scuote la testa in quel modo buffo che gli è tipico (ha il
collo corto), prende qualcosa sulla scrivania e me lo mostra.
E' un articolo del Times in cui è data notizia della messa
all'asta di un suo manoscritto... Gli chiedo (sempre scrivendo
sul taccuino) che importanza potesse avere. Sorride, ineffabile,
e mi dice che per lui è motivo di imbarazzo vedere in giro
suoi abbozzi. Mi offre una tazza di caffè che io gentilmente
rifiuto (non mi è mai piaciuto il caffè di...cicoria). Gli
rispondo che ormai il mondo è pronto ad ascoltare anche la
musica scritta per la nascita del suo padrone di casa..e qui
fa una di quelle risate da far accapponare la pelle. "E la
mia Nona, costata cinque anni di lavoro, me la pagarono cinquecento
fiorini!" Non so cosa rispondere e batto con le nocche di
una mano, sul coperchio del pianoforte, il ritmo del tema
della quinta. Mi guarda tra lo stupito e l'irritato: "Già
ho scritto solo quella, vero?, in cinquanta anni di duro lavoro"...
Ha ragione e mi stringo nelle spalle. Il mio voleva solo essere
un gesto per allentare la tensione. "Guarda che io ogni giorno
ascolto la tua "Grande fuga" o l'Adagio della Hammerklavier!"
Ride di gusto questo volta e mi chiede se, nel frattempo,
non avevo trovato di meglio. Balbetto misere scuse e gli ricordo:
"Guarda che siamo amici!". "Hai ragione, perdonami" - mi fa
con la voce rotta dall'emozione e dalla stanchezza - "ma sono
preoccupato per Karl, mio nipote. E poi questa storia dell'Undecima...Io
ho solo detto che non ero convinto del tutto del Finale della
Nona e quello sciocco di Schindler (il suo famulus) ha creduto
bene di vendere questa "informazione". Quello venderebbe pure
sua madre...Ma forse sono cattivo con lui, in fondo, a modo
suo, mi vuole bene". Gli rispondo che, nell'era dell'informazione,
quella era una notizia sensazionale e che chiunque l'avrebbe
divulgata. Mi guarda con occhi che dicono tutto il disprezzo
per un mondo in cui l'informazione passa sopra le persone,
i loro affetti, i loro sentimenti. (Se sapesse che ha ragione
credo, ma questa è solo una mia supposizione, che darebbe
fuoco alle polveri e non solo in senso metaforico. Uno che
è stato capace di rompere la testa ad un principe con un busto
in gesso e di bacchettare le mani di un Imperatore ora, con
le armi che ci sono...). Mi fa cenno di andarmene. Non oso
replicare e mi avvio sconsolato per non essere riuscito a
portare un po' di allegria e spensieratezza al mio miglior
amico. Ripenso a tutto il suo mondo creativo che i critici
hanno diviso in tre periodi (fortunatamente qualcuno, illuminato,
ha iniziato a mettere in discussione una visione così meccanica
della produzione di Ludwig). Il primo sarebbe quello dell'apprendistato
che va dalla prima opera pubblicata alla Terza Sinfonia. Il
secondo (chiamato, chissà poi perché) TITANICO che va dalla
Terza sinfonia alle soglie delle ultime cinque Sonate per
pianoforte. Il terzo (definito della Solitudine) in cui troviamo
la Nona, gli ultimi quartetti e le ultime Sonate oltre alle
Variazioni su un Waltzer di Diabelli e ad una miriade di piccole
e grandi composizioni pressoché sconosciute al grande pubblico.
Anche un non addetto ai lavori capirebbe che questa suddivisione
è non solo parziale ma falsa. Certo, Ludwig cresce, affronta
i problemi in maniera diversa ma come fa qualunque individuo.
Ve la sentireste di dire, sinceramente, che i problemi che
avevate nell'adolescenza o, addirittura, nell'infanzia, erano
meno "forti" ed importanti di quelli che avete adesso? Io
credo di no. Se potete farlo meglio per voi; vuol dire che
avete avuto un'infanzia ed un'adolescenza felici. Tanto per
fare un esempio. Durante una famosissima riunione in casa
Lichnowsky, che aveva preso molto a cuore le sorti di un Beethoven
quasi fanciullo, il musicista eseguì, per la prima volta in
pubblico, e che pubblico! (c'era persino Haydn che all'epoca
era considerato il più grande musicista vivente), i suoi Tre
Trii con pianoforte opera 1. Tutto filò liscio fino all'attacco
dell'ultimo Trio, quello in Don minore. Qui gli occhi del
giovane si fecero piccoli e scuri, i muscoli e i nervi si
"tirarono" fino all'inverosimile: sapeva, con quella composizione,
di aver trovato la sua strada. Al termine dell'esecuzione
Haydn sconsigliò Ludwig dal pubblicare quella composizione.
Ludwig rispose: "Perché, è la migliore che abbia scritto!"
Povero ragazzo, controbattere così il padre della musica classica...Non
si parlarono più per circa venti anni. Cosa aveva quel Trio
di così importante per lui e di così inaccettabile per il
vecchio maestro? Semplicemente Ludwig aveva rotto "gli schemi",
aveva introdotto nella musica i due principi (che gli venivano
da Kant): quello assertivo, forte, imperativo e quello implorante,
debole, femmineo quasi e li aveva sottoposti ad elaborazioni
assolutamente inusitate per l'epoca. Un altro esempio: il
cosiddetto "Trio degli spiriti" (ancora un brano di musica
da camera). Qui il musicista sembra indagare la natura stessa
del suono, al di là di come possa essere organizzata. Sarà
il problema centrale di tutte le ultime composizioni. Ancora:
l'introduzione della Seconda Sinfonia somiglia in modo impressionante
all'inizio della Nona. E gli esempi potrebbero moltiplicarsi
all'infinito. La musica di Ludwig van Beethoven, per la prima
volta nella storia occidentale, chiede agli ascoltatori uno
sforzo, sforzo che non è sovrumano, no! ma, al contrario,
troppo umano. Si "permette" di chiamare l'arte dei suoni,
da sempre la più negletta, a portare un messaggio o più messaggi:
la libertà di pensiero nel rispetto dell'altrui libertà, l'invito
alla fratellanza, a combattere (sia detto in modo "virtuale",
date le odierne assai meno virtuali circostanze) perché gli
uomini siano considerati uguali di fronte alla giustizia.
Vi sembra poco? All'epoca sembrò troppo, soprattutto in una
città, come Vienna, in cui l'edonismo già da allora era ricercato
e voluto ad ogni costo. Persona scomoda dal punto di vista
interpersonale (solo questo fu il reale handicap causatogli
dalla sordità), politico e musicale. Perciò, la musica come
strumento di conoscenza del mondo e conoscenza critica. Nonostante
la sua infanzia dolorosissima, le sue vicissitudini drammatiche
egli era però un ottimista ma di quell'ottimismo eroico e
non acritico che non lo fa essere facile preda di "venditori
di fumo" o dell'ultimo Imperatore, sia pure "Illuminato".
Certo, era un uomo con le sue debolezze ma ciò, invece di
sminuirlo ce lo rende più vicino e ben accetto. Dal punto
di vista strettamente tecnico, senza volervi annoiare, dirò
che allargò l'organico orchestrale, diede un forte impulso
al carattere "drammatico" del discorso musicale, usò per la
prima volta gli strumenti in modo espressivo senza "ingiustizie"
di sorta, scoprì nuove possibilità di organizzare il materiale
musicale (vedi alcune leggi introdotte dai cosiddetti teorici)
e introdusse definitivamente il concetto di "Variazione continua"
(soprattutto nelle ultime opere). Questo concetto fu ripreso
nella sua originale formulazione, addirittura più di cento
anni dopo, dalla musica del Novecento! Il suo rovello era
una frase persiana che egli aveva trovato incisa su un vetro
di una delle innumerevoli dimore (la sua seconda passione,
che non condivido affatto, erano i traslochi...). La frase
suonava pressappoco così: "Nessun mortale ha mai sollevato
il velo". Oggi, a distanza di duecentotrentuno anni dalla
nascita e di centosettantaquattro dalla morte, possiamo dire
che egli lo ha sollevato, per un attimo, facendoci vedere
il mistero dell'uomo da una prospettiva nuova e rivoluzionaria:
conoscere la divinità significa ri/conoscere in un altro uomo
il proprio fratello, di sventura forse, ma anche di gioia,
di altruismo. Mi sembra inutile citare le opere, piuttosto
vorrei darvi una serie di indirizzi WEB dove poter cercare
notizie più precise o addirittura dove poter scaricare gratuitamente
file Mp3 o MIDI a seconda dei gusti. Prima di dare quest'asciutto
elenco vorrei chiudere ringraziando voi che avete avuto la
"pazienza di seguirmi, mia zia che mi ha fatto conoscere in
tenera età Beethoven aprendomi mente e strada alla musica
(che pratico in modo professionale) e Kant che ha ispirato,
senza mai saperlo, uno dei geni più importanti per tutto il
genere umano. Questa la vorrei dedicare agli oppressi della
terra. Egli, il nostro, ne sarebbe stato orgoglioso...non
dell'opinione ma della dedica.
Siti su Beethoven: http://www.physics.usyd.edu.au/~simonj/lvb/lvb.html
http://w3.rz-berlin.mpg.de/cmp/beethoven.html (Groove
dictionary) http://www.geocities.com/Vienna/Strasse/3732/
(Interessante) http://web02.hnh.com/composer/btm.asp?fullname=Beethoven,%20Ludwig%20van
(Discografia)
http://www.findlink.dk/beethoven/beethoven.htm
(Cd da comperare)
http://judge-for-yourself.com/cgi-bin/search.cgi?query=ludwig%20van%20beethoven
(mp3 gratuiti da scaricare)
http://www.geocities.com/Vienna/4098/ (Bello nella veste
grafica e molto funzionale)
http://www.beethoven.de/
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