PROGETTO BEETHOVEN
Sinfonia n° 4
         
 
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Mercoledì 14.10.98 h.11.55

Su vetri eterei
ammirabili geometrie della memoria
replicano la loro immagine vera
recante nell'irreale doppio
L'anima simile a dèi.

Sei l'attesa
che torna quasi in segreto
a trasformare l'assoluto.
Oltrepasso i tuoi occhi
sazi di luoghi e di nomi
che si ripetono
e si cercano
per traversare
il labirinto che sei.

          Liamari

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Poesia sottile e penetrante




Avrei voluto scrivere della Quinta che amo moltissimo ma ci sono troppi "rivali" e "amici" più degni di me. Ed allora eccomi con la Quarta. Spesso ci siamo chiesti, tra noi amici, perché le Sinfonie di Beethoven più amate siano le dispari ad eccezione della Prima. Una risposta degna non c'è. So solo che la Quarta sembra essere, e pare confermato dalle lettere a Stefan Breuning e a Schindler, come una sorta di tuffo nella tranquillità, nel suono come bellezza a se stante. Non dimentichiamo, infatti, che la scrisse interrompendo la composizione della Quinta che era già a buon punto. Io un'idea me la son fatta: le forze che Beethoven chiama in causa nella fatidica Sinfonia del destino, erano troppo extra, no, ultramondane. Sembrerà strano ma pensate a quante domande ci siamo rivolti in merito al Destino. Chi lo dirige, una divinità, una combinazione numerica, il diavolo? Quando ascolti la Quarta tutto questo non c'è: c'è invece la contemplazione della natura tanto che non è del tutto sbagliato dire che prelude alla Sesta (Pastorale) senza, per questo, perdere nulla della sua dignità e della sua grandezza.
Dopo un'Introduzione lenta e misteriosa ecco l'orchestra impennarsi, cercare di vincere un ostacolo con un'invenzione sonora e strumentale di un avvenirismo senza pari: sembra di ascoltare un musicista dell'inizio del novecento e poi... una melodia che sgorga come un ruscello montano e che passa festosa e gorgogliante tra gli strumenti a renderli partecipi di questa gioia di fare suono così difficile da trovare nel compositore. Certo, anche qui non mancano le pagine problematiche ma tutto viene superato in grazia di una felicità melodica incantevole. Io ci vedo verdi prati cosparsi di fiori variopinti. La seconda parte si sviluppa intorno ad una melodia che definire angelica è sminuirla. Però l'accompagnamento, i bassi, hanno un ritmo dattilico che poco rassicura. Fortuna che tutto si scioglie sempre per merito della melodia angelica. Ad un tratto, con un fare tipico di Beethoven, un emozionantissimo richiamo dei corni. Siamo in campagna dunque, meglio, in un bosco e ciò che abbiamo ascoltato è la rievocazione immaginaria (avvertiva da tempo i sintomi della sordità) dei suoni del suo amato bosco di Heiligenstadt. Che meraviglia lo scherzo! Tutto intessuto di merletti sopraffini che senza tregua conducono per i sentieri più impensati. Umorismo e disincanto, ma anche malinconia per il tempo che fu, danno un colore inconfondibile a questo brano. Il finale è un forsennato moto perpetuo, forse danza indiavolata di contadini felici. Tutto suona solare come mai.
L'esempio di virtuosismo orchestrale e compositivo più grande che si incontra nella storia della musica. Io ho ascoltato questa Sinfonia nella incisione di J. Krips a capo della BBC Symphony Orchestra. Mi ci sono talmente affezionata che non riesco a sentire altre edizioni. Giorgio dice che anche Karajan...ma non lo amo con le arie da divo e la sua posizione un po' mistica nei confronti della musica: quasi che fosse lì a celebrare un rito. Solo il sacerdote sull'altare ha il diritto di farlo... Vi consiglio di porvi davanti a questo lavoro per scacciare tutti i cattivi pensieri e, per chi scrive o dipinge, non ci può essere brano migliore: ricco ma non invasivo della mente.
Ti entra nel cuore come un cucciolo...lo senti e lo coccoli ma non pretende nulla da te.

Autrice della recensione: Liamari
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Note sul recensore: Poetessa romana. Al suo attivo numerose pubblicazioni: "Stanze private" (ED. Il Filo), " Come nasce il canto" (ED. Sellerio)

In questo caso si tratta di un contributo di una poetessa. Perfino scontato il rapporto tra poesia e musica ma per LIAMARI (nome d'arte) non lo è. Questo aforisma lo dimostrerà: "Per non sconfiggere la morte basta cantarla..."

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