Torna Alla Home Page PROGETTO BEETHOVEN

SONATA OP.53 IN DO MAGGIORE L'AURORA
 


Damiano Meacci
  La particolarità di questo contributo sta nel fornire motivi di spunto per riflettere sul "romanticismo" beethoveniano e quanto ad esso siano tributari veri romantici come Hölderlin
 


Per partecipare
   








Per ascoltare
 
Da qui puoi scaricare l'intera Sonata in formato midi e UTOPIA di
Hölderlin

Torna alla pagina principale
 


























SONATA DETTA L'AURORA
 
1803 (!!!!!)

Il suo incipit è tellurico: sembra richiamare le forze primigenie del suono e tentarne, invano!, una compressione, un'esorcizzazione. Folletti escono dalle note, alcuni buoni - sanno che gli uomini potrebbero comprendere la differenza tra bene e male - altri cattivi. Questi ultimi prendono il sopravvento e la musica che più volte tenta di organizzare un linguaggio, una salita verso la luce viene fatta sprofondare. Tutto è cupo e triste. Qualcuno tenta di dominare i folletti con un suono che sembra opprimerli: senza tempo né luogo né "colore". Sprizzano le scintille da questa immane lotta (quanto deve aver meditato su questo passaggio Strawinsky accingendosi a scrivere "Le Sacre du printemps!), le dimensioni tradizionali della musica ne escono non sconfitte ma esterrefatte. Ma Ludwig, egli solo, sa che le forze del male possono essere sconfitte e sale, sale verso la luce. Solo con la sorpresa può tentare... Infatti eccola! Un dolcissimo corale come d'organo - ma quanto poco religioso - in un tono lontanissimo. Chi poteva aspettarselo? Neanche il diavolo... E sul corale, magnifico, fa nascere una melodia che suona monito e speranza, consolazione tremante. Siamo solo alla 34esima battuta (poco più di 45 secondi di musica).
 





Ritratto di Ludwig all'epoca della composizione della Seconda Sinfonia


Continua 2 e Finale
  Il corale che si ode questa volta sembra davvero intonato da milioni di persone. Beethoven sa che solo la fratellanza e la solidarietà può vincere veramente. Ciascuno apporta le sua migliori qualità ed il contrappunto che ne nasce è invincibile. Sì, potrà anche essere una Babele solo che stavolta il maestro riesce a far comprendere gli uni con gli altri grazie alla forza dei suoni. Indimenticabile! Tornano, tentano alcune sortite i folletti ma sono solo i resti di un'armata disperata ed in fuga. E...poco prima della fine di questo primo movimento, finalmente, si udrà la vera essenza del corale. Non massa compatta che vince grazie alla sua potenza d'urto ma insieme armonioso di voci libere ed indipendenti. Perfino la minacciosa melodia dei maligni diventa timido ricordo della sconfitta. Ma non tutto è detto. Ludwig, nel secondo movimento, chiede aiuto al sole che, nel timore dell'immane quanto nascosta battaglia, aveva abbandonato lo zenit del cielo. Com'è appassionata e struggente e raccolta questa preghiera. Così sommessa e umile che i nemici avranno l'ardire di uscire ancora allo scoperto e qui, qui egli opera il miracolo. Un semplice arpeggio ascendente di do maggiore, quanto di più incantevolmente ingenuo possa mai aver pensato un musicista, rischiara l'aria ma non di quella luce prorompente e un po' pomposa alla quale siamo abituati in un assolato giorno d'estate. No. L'oro è il suo colore ma velato, il silenzio è il suo suono ma senza timori, lo spazio interiore il suo luogo prediletto. Egli sa che ormai con la semplicità - quella dei grandi - tutto il male può essere sconfitto. Un sogno? Un'utopia? Forse...ma fa così bene al cuore. Il pianoforte non sembra neanche più lui, il martellatore, sembra essersi spogliato di ogni velleità percussiva e la gioia è tanta che la semplice melodia si scioglie in rivoli di festoso ruscello. Un trillo, incantata metafora di liberazione segna la definitiva scomparsa dell'affanno. Mai, in nessuna opera d'arte - e penso alle rime del Dolce stil novo o a certe liriche di Petrarca o di Leopardi o di Goethe, alle sculture di Donatello o ai dipinti del beato Angelico - si era ottenuta una così schiacciante vittoria sulla materia bruta e con mezzi così dimessi e semplici. L'elemento suono da fenomeno fisico subordinato all'Idea acquista una sua utopica e, proprio per questo, malinconica autonomia o meglio una totale simbiosi con l'atto creativo. Una sorta di ecologia del suono? Sì, se questo non suonasse riduttivo pieno com'è di rimandi scientifici. La bellezza piena, se anche questa espressione non rimandasse purtroppo all'estetica hegeliana e crociana di cui Beethoven non sapeva nulla e delle quali noi dovremmo affrettarci a far piazza pulita. Rimangono gli incanti e le ebbrezze sconosciuti. E l'Aurora. Il musicista burbero mai si rassegnerà del tutto ai titoli immaginifici affibbiati alle sue opere ma qui sarà stato contento, lo so. Possiamo ascoltare tranquilli senza il timore di aver tradito il suo pensiero. Molte le leggende nate attorno a questa sonata: persino quello di una guarigione miracolosa. Non so...il miracolo è che una tale opera sia potuta nascere dalla mente di un uomo e per una volta si potrà mandare al diavolo Nietzsche con il suo "Umano, troppo umano". Vorrei essere anche per un microsecondo l'uomo che vive dentro gli spazi disegnati dall'Aurora beethoveniana.  
Finalità
   In queste pagine, in continua evoluzione, saranno ospitati tutti i contributi per il PROGETTO BEETHOVEN

 

Casa del "Testamento"
 
Casa in cui Beethoven redasse il famoso Testamento di Heiligenstadt"
 







Continua 1
  Beethoven non vuole abbandonarlo più, il corale, lo rende un arpeggio delle note gravi come un sostegno sicuro ad una melodia che è ridotta ad una sola nota, il si, risuonante attraverso tutta l'estensione del pianoforte... Ma egli sa che i demoni sono là, pronti al minimo passo falso...eccoli di nuovo impadronirsi dello spazio e del tempo e tutto ritorna cupo. Una piccola melodia, come un'impennata verso il basso sembra vincere: dov'è il principio di implorante catarsi che il musicista aveva pur eretto nel mezzo di questa lotta impari? Sembra scomparso, e il pianoforte è ormai in mano agli immondi a lungo, a lungo. Egli tenterà più volte di riprendere possesso della materia musicale ma sembra che ogni volta che lo faccia questa si trasformi in terra sempre più nera, più infocata, devastante. E' la fine... Ma l'uomo dai tratti rudi, colui che pagherà con la sordità il suo ardire è dotato di una volontà superiore. Faticosamente si fa strada con suoni che tentano una rivalsa, con ancora più tenacia di prima e, di nuovo, il principio implorante riesce ad averla vinta. Riesce a commuovere anche gli spiriti maligni? Così sembrerebbe ma a prezzo di una costruzione musicale inaudita.