| Cantata in morte dell'Imperatore Giuseppe | ||||||||||
| Tipo
di intervento: Testuale Autore: Rosario Mirigliano |
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| Venti
anni. ... Gottliebe Neefe, sapeva che il suo organista dalle mani sporche
e dalla faccia da spagnoletto, aveva qualcosa che a lui era stata
negato. Sì, quando suonava l'organo nella Cattedrale di Bonn tutta l'aristocrazia
lo salutava con reverenza: sapeva tuonare come la voce di Dio, spettacolare
memento mori, o costruire con i suoni splendide architetture. Ne era
contento, anzi felice e si guardava spesso le mani, quelle mani chiedendosi
cosa c'era oltre... Ma Ludwig. Quel fanciulletto gli si era presentato
sporco e sudato e gli aveva chiesto di dargli lezioni. PRIMA LEZIONE!
Non presentarsi dal maestro tutto sporco. SECONDA LEZIONE! Lì non
bisognava alzare la voce, l'organo avrebbe parlato per loro. Aveva
visto una strana luce nell'angolo più riposto degli occhi ma non ci aveva
badato. Solo dopo molto tempo avrebbe saputo. "Siediti e fa' veder quel
che sai fare". Il giovane si accomodò come potè,cioè male dato che
era piccolo di statura e non arrivava bene alla pedaliera, e iniziò a suonare.
"Alt! Che cos'è questo?" Egli lo guardò stupito con le mani tozze, tese
nella volontà di suonare ancora qualche nota. ***************** Ho dovuto picchiare quei ragazzi. Mi avevano chiamato spagnoletto e poi avevano detto brutte cose sulla mamma e sul papà. Mi aspetta il maestro. Corri! Sento che è per la vita. Poi, vedo questo signore anziano non troppo simpatico. Mi fa lavare le mani. Ho appena iniziato a suonare e mi ferma. Come sono strani gli adulti! Mi dice qualcosa sulla voce di Dio. Dio? Dov'è quel Dio che mi ha privato di nonno, l'unico che mi sapesse veramente amare, mi sta portando via mamma e mi ha dato quel papà... Vuole Dio? Eccoglielo... Non mi interrompe! Mi lascia suonare per dieci, quindici, venti minuti... Poi mi dice di andarmene che mi farà sapere. Corro da Lenore! Che bello stare con lei! "Ciao! Sono stato da quel matto di Neefe, sai, l'organista di corte... mi ha fatto suonare per ore. Credo che mi tema". Lenore sorride divertita al pensiero che il suo Ludwig potesse far paura ad un vecchio così temuto. "Ridi di me? Tu non sai che ho suonato per te e le note venivano giù come il cielo le manda. Io diventerò famoso. E ti dedicherò la poesia sulla gioia, quella che la tua Signora madre ci legge sempre". Lei lo accarezza sul collo e gli mette nel palmo della mano un piccolo oggetto in legno su cui ci sono scritti i loro nomi circondati da un cuore. "Che significa?" "Vuol dire che saremo sempre amici, per la vita". |
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| Ormai
era diventato un persona importante a Bonn, era andato anche a Vienna per
le lezioni da quella "croma" di Albrechtsberger; lezioni pagate dall'imperatore
stesso! Ogni tanto era costretto a cercare suo padre, affogato in chissà
quale bettola ma la vita non andava poi tanto male. Solo che il maestro...
Gli voleva bene ma quando gli faceva vedere le sue composizioni diventava
così severo. Eppure le tre Sonate per pianoforte gliele aveva fatte
addirittura stampare. "Par Ludwig van Beethoven". Non gli sembrava vero.
Da allora però più nulla. Quella mattina Bonn era grigia e insopportabile.
Correvano voci febbrili sulla salute dell'Imperatore. L'arcivescoco si era
recato più volte al capezzale. Sembrava che perfino il cielo trattenesse
il respiro. Stefan corse da Ludwig dicendogli che Neefe voleva assolutamente
vederlo. Si seccò di quella improvvisa chiamata ma se il maestro lo
voleva doveva essere qualcosa di importante. Stava tentando di scrivere
un balletto, delle danze ma non gli riusciva e corrucciato andò. Il maestro
gli disse che ormai i giorni dell'Imperatore erano contati. I medici
erano riusciti a lenire il dolore ma non sapevano quanto tempo... Non
dimenticherà mai gli occhi e l'espressione del grande Gottliebe quando
gli disse che aveva deciso, di comune accordo con il Consigliere, di affidargli
la composizione di una Cantata in onore di sua Maestà. Rimase atterrito
dal dolore e dalla gioia. L'impegno era gravoso, il maestro, in quel modo,
gli consegnava il testimone di Musico ufficiale di corte e non sapeva
che fare. Si chinò innanzi a lui e gli baciò le mani. Neefe gli consegnò
il testo della Cantata e lo accarezzò sul collo. Correva l'anno
1790. Opera giovanile, dunque, densa e inesperta come una stella appena nata. La scoperta di quest'opera è abbastanza recente e non tutte le sue parti ci sono pervenute nella loro certa integrità. Crea talvolta imbarazzo ascoltare la musica del compositore della Nona, muoversi tra Soprani, Contralti, Tenori e clavicembali come un elefante in un negozio di cristalli. Il fatto è che egli è già troppo "grande" per questo genere di composizioni ormai datate nella forma e fuori tempo come concezione. Egli era la negazione del musico di corte. Purtuttavia alcune parti, specie quelle orchestrali, "suonano" già Beethoven. Non tanto l'Introduzione , ampollosa e falsa come una crazia di bronzo, quanto il Preludio alla seconda parte della Cantata. Eppoi poco prima del finale. Lì, la musica trova il giusto cordoglio, mostra la scintilla del genio. Quella scintilla di cui parla Schiller nell'Ode alla gioia e che il maestro inseguirà per tutta la vita. Il genio beethoveniano trova la sua luce negli altri... Non vi posso, onestamente, consigliare l'acquisto del CD con questa Cantata. Però se volete una musica che non sta da nessuna parte e da tutte le parti, allora, ma solo allora, sì. Perché questo brano vive in quella zona franca, sorta di Koiné, in cui una sola volta è dato al genio sostare. E per l'ascoltatore può essere una consolazione: il momento in cui il genio è ancora raggiungibile. |
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