Progetto BeethovenIl Teatro dove fu eseguita per la prima volta la Missa SolemnisMissa Solemnis
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La quinta Sinfonia
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Inno alla gioia

Sinfonia n° 4
Possessore di un cervello
Trio Arciduca
FIDELIO
Sonata Les Adieux
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Missa Solemnis in Re maggiore op. 123.
Tipo di intervento: Testuale
Autore: Sollazzi Giorgio
Ciao, amici ed amiche. Da buon areligioso (si può dire?) non posso che convenire con Adorno T. W. che scrisse un saggio sull'oggetto di questa mia opinione dal titolo esplicito: "Fallimento di un capolavoro" e anche adottare la boutade di monsieur Bortolotto :"Siamo stanchi di sordi che si convertono in fin di vita". Sono talmente taglienti, puntute e definitive da scoraggiare qualsiasi analista. Prendo il mio magnifico cofanetto di LP - per chi non lo sapesse: dischi in vinile Long Playing a 33 giri (approssimativamente) - con l'Orchestra Filarmonica di Berlino, manco a dirlo direttore H. von Karajan, Coro dell'Opera di Stato e soprano Gundula Janowitz. In realtà ci sono altri tre solisti di cui uno è donna come Gundula. Nomino lei perché è stato il mio primo amore. Davvero! Ho perfino cercato di avere più notizie su di lei e mi ero messo in testa di andare in Germania a trovarla. Un ragazzino sa amare, intensamente anche ma del resto lo sapete anche voi.Dicevo, ecco il cofanetto. E' di stoffa rossa e contiene tre dischi. Ricordo che me lo regalò mio padre per il mio 13° compleanno, quindi 34 anni fa. Mamma mia! La commessa della Ricordi di via del Corso ci propose anche la versione Toscanini - NBC Orchestra. Non so perché scelsi Karajan, forse il cofanetto era più elegante, il ritratto di Beethoven in copertina era più attraente, non so esattamente. So che mio padre propendeva per l'italianissimo ed io per tutta risposta ribattei secco che non mi piacevano le trombe di quella versione. Mi vergognai interiormente di quella stupida scusa nel momento in cui stizzito la pronunciai ma ottenni l'effetto voluto. Di lì a qualche giorno, risparmiando sulle cinquecento lire che mia madre mi dava per l'autobus - il mio secondo anno di liceo - e per la colazione, comprai la partitura tascabile delle Edition Eulenburg.

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Per contattare l'autore del testo scrivi a: gsollazzi@email.it

Badate bene, non la riduzione per canto e pianoforte ma la Full score, come dicono gli anglosassoni. Ce l'ho qui, vicino a me, adesso. Mi fa ancora impressione...390 pagine di musica fitta con tanto di coro a 4 voci e quattro solisti. Spesso gli strumenti dello stesso gruppo orchestrale si suddividono in due o tre sottogruppi. Ci sono strumenti poco usati come i tromboni e il controfagotto; solo nella Quinta ed esattamente nel Finale troviamo una simile dovizia di colori orchestrali. All'origine la copertina era gialla di un bel giallo oro, ora non più. Non solo per l'uso e l'esposizione alla luce... Insomma è un bell'oggetto, da teca della memoria, da bacheca a cristalli antisfondamento. Mi piace. Più delle mani che la stanno toccando. Incomprensibilmente, le pagine sono rimaste di un biancore abbagliante alla Beckett - ricordate "blanc sur blanc, sur blanc, sur blanc. Bing"? - e questo mi è tanto più gradito quanto so di averle avidamente e ritmicamente sfogliate. Mille? Diecimila volte? Forse più. Per questo la tocco con rispetto. Mi piace. Più dei miei occhi. Ludwig non l'ha mai ascoltata non solo perché era sordo ma anche perché non venne mai eseguita interamente lui vivo. Furono eseguiti il Kyrie - la Missa è conforme all'Ordinarium - il Gloria ed una volta il Credo. 1825, non in chiesa data la durata inusitata, ma nelle famose Accademie. In una di queste il Kyrie fu presentato con l'Aria "Di tanti palpiti" del musicista più amato a Vienna in quegli anni: Gioacchino Rossini. ... Urla e strepiti, urla e strepiti. Il padrone di casa del gobbo si precipita nell'appartamento di quello strano e sconveniente affittuario. Bussa più volte mentre le urla e gli strepiti aumentano sempre più. Infine entra da par suo e vede il vecchio Ludwig che percuote disperatamente i tasti del suo magnifico pianoforte e urla intonando: "Credo, Credo". Il buon ospite riesce ad attirare la sua attenzione ed il musicista, in preda ad un raptus lo guarda stupito. "Mio Dio, ma è una Messa questa? Urlavate Credo, Credo. Non voglio distogliervi dal vostro santo lavoro ma così mi spaventate tutta la casa". Ripresosi, il musicista sorride e annuisce... "Prendete una tenaglia ed aiutatemi a togliere tutte le corde, tanto a me non servono". Così fu composta tutta la messa. Con un pianoforte muto ed un sordo urlante. Per cinque anni. Il musicista studiò la musica antica, i canti gregoriani, si appassionò di Palestrina, pianse innanzi ad Haendel e Bach. Fece quello che fa un artista moderno: si documenta per far sua una materia immensa, più di mille anni di storia. Non era spinto dall'orgoglioso desiderio di originalità ma dall'umile sete di sapere che spesso, tanto più in questo caso, è solo disperazione. Cinque anni; anni durante i quali l'uomo Beethoven dovette affrontare prove ben più dure della sordità. Non parlo dell'indigenza ma anche e soprattutto della solitudine. L'unica persona che gli mostrò amore, Giuseppina, Pepi, era ormai una tranquilla vedova con prole, il nipote, figlio di Karl, era lontano arruolato come ufficiale nell'esercito. Solo, completamente, affiancato dal famigerato Schindler che aveva cura di lui sperando, giustamente, di finire nei libri di storia. L'unica consolazione era "bottone" il figlio di Stefan Breuning che nella sua adorabile ingenuità di bambino fresco e senza sangue blu lo consolava di tanto in tanto accarezzandogli il testone o i capelli arruffati e mal curati. Anch'egli un giorno gli chiese della Missa e Beethoven rispose che era per lui che la stava scrivendo. Il bimbo corse veloce a casa e tornò con una caramella per ricambiare il dono. Quella leccornia c'è nella composizione. Ci sono anche tutti gli amici e le amiche del compositore, c'è la guerra e la riconquistata pace, ci sono gli imperativi categorici kantiani e le desolate visioni dell'ultimo Goethe. Possiamo aprire ancor più lo scrigno e trovarvi così il sogno di un umanità finalmente in pace, almeno nell'animo, l'apparizione di una donna pia e consolatrice di tutti i dolori. Come dirvi ciò che potete trovare in più di tremila battute...cinquantacinque anni di vita. Impossibile. "O parola, parola che mi manchi!" Non posso far altro che miseramente accennare al misterioso Christe, all'imponente Gloria, al caleidoscopio Credo, al pastorale Agnus dei. Ma sono semplificazioni orribili che non trovano scusanti neppure nel limite di caratteri utilizzabili in questa sede. Ci sono dei momenti che vanno al di là dell'umana comprensione e, spesso, questi sono i meno problematici. Karajan qui, ha la mano fatata. Abbandona gli eccessi, anzi no, li utilizza nel modo giusto e, perciò stesso, non sono più peccati ma virtù. Un momento prima dell'annuncio della nascita di Cristo Beethoven segna un pianissimo quasi un soffio. Così è nella resa sonora. Magia che si unisce a magia. Il trillo liberatorio dell'Homo factus est è davvero luminoso e nello stesso tempo carico di tragedia. Un dio che si è incarnato e fatto uomo. Che razza di musica potrebbe esprimere questo mistero? Quella della Missa. L'immane tragedia irrevocabile della crocifissione può essere anche solo sfiorata dall'espressione musicale? Sì, nella Missa. La fiducia nella pace e nella fratellanza può prender voce musicale? Solo nella Missa. A questo punto non posso fare a meno di pensare a Tommaso, il bimbo quattrenne del mio caro amico, scomparso. Né mi abbandona la preoccupazione per Laura. Neanche tutte le sofferenze che i tre quarti degli esseri umani del mondo patiscono a causa di altri uomini. Chi ha più voglia di ascoltare la Missa solemnis? Io, almeno, no. Però ricordate che c'è una piccola e apparentemente innocua montagna di note che attira il dolore, la sofferenza tutta su di se. C'è e questo basti. E non si tratta del fallimento di un capolavoro né della tardiva conversione di un ateo ma di una musica che parla di noi, disgraziate creature, con un amore che mai nessuno più oserà. Il lutto non lo dismetto. Ma almeno so che Beethoven è con me e ci sarà sempre. Meglio, la sua musica. Egli stesso ritenne questa composizione come la più perfetta - sempre perfettibile - che avesse composto e non perché rivolta a Dio ma perché ci sono in essa tutte le vite possibili. Il mio consiglio è di non ascoltarla, ma di tenerla nel cuore. Ludwig c'è riuscito, io anche...
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