|
Facile scrivere
della Nona. Fin troppo ed il rischio è quello di subire la
famosa "cura Beethoven" di Arancia meccanica. Penso che nessuno
abbia mai messo in luce la profonda ironia, al limite del
sarcasmo, che Kubrick utilizzò per quelle famose sequenze.
Non inorridite, ma c'è qualcosa che non mi ha mai quadrato
del tutto. L'invenzione del regista è tutt'altro che scontata
ed innocua. Cercherò di dimostrare perché. C'è un libro di
Baricco, la cui lettura devo a Tiziana, che si intitola "L'anima
di Hegel e le mucche del Wisconsin". Che rapporto c'è?
Semplice. Hegel affermava che la musica innalza l'anima a
mete sublimi a "produzioni" elevate, gli allevatori del Wisconsin
avevano notato che la "produzione" di latte aumentava del
20% se si faceva ascoltare loro Beethoven. Non trovo nulla
di scandaloso nella seconda osservazione, mentre trovo assolutamente
iniqua quella di Hegel. Che la musica abbia un suo potere
subliminale è innegabile, che essa sia in grado di muovere
i sentimenti altrettanto. Quello che non è assolutamente vero
è che la musica - qui fermiamoci a quella sacralmente definita
colta o classica o seria o vera e chi più ne ha ne metta -
renda migliori. Migliori di che, su quali basi: sociologiche,
psicologiche, psicosociali, culturali, interiori in senso
lato. Non so. Ho frequentato un corso di Musicoterapia ad
Assisi e quello che veniva fuori era tutt'altro. Si tende
a parlare di effetti benefici della musica tout-court, senza
distinguere tra pratica e ascolto. Ciò che è REALMENTE terapico
è la PARTECIPAZIONE anche con l'ascolto che NON DEVE ESSERE
MAI PASSIVO (immagino l'ascoltatore testa tra le mani comodamente
seduto in poltrona). Quando si parla di attività, ovviamente,
non si pensa a moti inconsulti ma ad attività MUSICALI. Ricordo
un bellissimo "esercizio" terapico che consisteva nel suonare
insieme ad un brano classico, nella fattispecie la Sinfonia
n° 40 di Mozart. Magari anche contrastandolo, in ogni caso
lavorando musicalmente con la musica. Penso allora che Kubrick
avesse intuito tutto ciò, o lo sapesse addirittura e che alludesse
alla narcosi delle coscienze indotta dalla musica. Narcosi
attuata per far accettare l'ordine costituito, qualunque esso
sia ed impedire così qualsiasi spirito critico che ogni essere
umano deve possedere al massimo grado della coscienza per
poter riempire di contenuti quella che viene chiamata libertà.
Ora, la Nona non è narcotica nel senso che ho sopra detto
e, naturalmente, in nessun senso. Essa costituisce invece
l'emblema dello scetticismo (non nel senso della corrente
filosofica ma nel suo significato originario = scepsi) in
quanto addirittura lo applica, no, ne fa una mini rappresentazione
all'interno della Sinfonia stessa. Dopo aver gettato le basi,
nel primo tempo, del sistema su cui baserà la composizione
- si ricordi la inquietante e misteriosa introduzione con
il LA lunghissimo appena increspato da lampi di altri La che,
dai violini sprofondano nell'oscurità dei bassi , dopo aver
affermato la fisicità del suono nella prorompenza ritmica,
dinamica e affettiva nel secondo movimento, dopo aver mostrato
le sfere celesti nella "mistica rosa" (terzo e inarrivabile
movimento), egli si pone di fronte alla sua opera e la guarda
s c e t t i c a m e n t e. Siamo al brano che prelude all'Inno
alla gioia vero e proprio. Attacco rabbioso e dissonante dell'intera,
possente orchestra poi i contrabbassi, i contrabbassi, proprio
loro che sono l'antitesi del canto, melodicamente inteso,
intonano un recitativo, una sorta di parlare intonato. L'orchestra
interrompe le frasi disperatamente interrogative con risposte
del tipo: "Ricordi questo? Forse è lì la giustizia, quello
che cerchi" (e si riascolta l'inizio dell'intera Sinfonia).
Ma i contrabbassi rispondono con vigore seppur turbati ed
allora una seconda voce (in senso metaforico) gli propone
la vitalità sfacciata di un frammento del secondo tempo. No!
Dicono i bassi. Questa non può essere la meta ma una semplice
tappa. Solo all'accenno del tema celestiale il vociare quasi
umano dei contrabbassi sembra intenerirsi ma è solo un attimo.
La tragicità della domanda è ancora più evidente, ti scava
dentro. Perché siamo qui? Non possiamo lasciarci andare alla
contemplazione, non ne abbiamo ancora il diritto. E, finalmente,
dopo un impaurito affacciarsi del tema della gioia agli oboi,
gli archi gravi stessi intonano il meraviglioso canto. Dopo,
sarà un crescere insieme, nella fratellanza, passando al cospetto
della divinità verso la conclusione. Questa mini opera che
si trova all'interno della Nona è stata espunta dalla memoria
collettiva o liquidata dalla critica paludata come un momento
di cedimento del "sublime" discorso musicale. E' evidente
che bisognerà una volta per tutte far piazza pulita di siffatta
concezione che spudoratamente, colpevolmente si rifa ad Hegel,
no, alla mucche, con tutto il rispetto per i pii animali.
Beethoven ci insegna, egli stesso, che bisogna diffidare dell'insegnamento
PASSIVO con una violenza ed un'icasticità che fa male al cuore
dei puristi. Ma, così è. E' necessario che l'uomo sappia salvarsi
dal diluvio prima con le sue stesse forze e poi con l'ausilio
della divinità. Non lo sto dicendo io. Lo dice Beethoven con
l'impressionante Nona Sinfonia. Nulla di celestiale o voce
di Dio. Questo secondo me, ed altre cose ancora, aveva capito
Kubrick e fissato sulla pellicola in Arancia meccanica e questo
dovremmo tenere a mente ascoltando tutta la musica. Almeno
quella alla quale non assegnamo un mero ruolo consolatorio.
Per carità, la musica consola dagli affanni della vita, concede
asilo alle anime stanche, diverte, fa danzare. Ma questo è
un altro discorso. Discografia? Ai fini del discorso che ho
fatto solo Carlos Kleiber con l'Orchestra filarmonica di Berlino
o Claudio Abbado con la Boston Symphony Orchestra. Purtroppo,
devo dire che l'osannato Karajan, un grande, non ha mai dato
della Nona una versione convincente come avviene, per esempio,
con la Quinta. Andando indietro nel tempo c'è un certo Knapperbush...ma
il gigantismo è ancora troppo subìto.
|