PROGETTO BEETHOVEN

INNO ALLA GIOIA?
  FRANCO FIORILLO (contributo)
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Ritratto del Beethoven "Eroico" Contributo visivo:      Franco Fiorillo

Tipo di contributo:      Installazione


Altro contributo:        Testuale

Tipo di contributo:      Recensione

Beethoven al tempo della composizione della NONA
Installazione "Electric chair"  
Installazione ELECTRIC CHAIR DI  F. FIORILLO
In quest'opera, Franco Fiorillo, presenta una sorta di sedia il cui pianale è in pietra nobile di Vigliano. Lo schienale è formato da lastre di cristallo antisfondamento. Davanti al possibile esecutore-vittima c'è un leggio con la Partitura a piena orchestra della Nona Sinfonia di Beethoven per i tipi della Giulio Ricordi & C. Si tratta di una stampa del 1955 con la rilegatura in stoffa rossa e le iscrizioni in caratteri d'oro. Con noncuranza, è appoggiata, su uno spigolo del leggio una vera e propria cuffia per l'ascolto musicale solo che al capo dove dovrebbe esserci il canonico "jack" c'è una spina elettrica. Molti i rimandi e le suggestioni di questa installazione che è stata esposta per la prima volta nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 2001
Contributo testuale  
Facile scrivere della Nona. Fin troppo ed il rischio è quello di subire la famosa "cura Beethoven" di Arancia meccanica. Penso che nessuno abbia mai messo in luce la profonda ironia, al limite del sarcasmo, che Kubrick utilizzò per quelle famose sequenze. Non inorridite, ma c'è qualcosa che non mi ha mai quadrato del tutto. L'invenzione del regista è tutt'altro che scontata ed innocua. Cercherò di dimostrare perché. C'è un libro di Baricco, la cui lettura devo a Tiziana, che si intitola "L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin". Che rapporto c'è? Semplice. Hegel affermava che la musica innalza l'anima a mete sublimi a "produzioni" elevate, gli allevatori del Wisconsin avevano notato che la "produzione" di latte aumentava del 20% se si faceva ascoltare loro Beethoven. Non trovo nulla di scandaloso nella seconda osservazione, mentre trovo assolutamente iniqua quella di Hegel. Che la musica abbia un suo potere subliminale è innegabile, che essa sia in grado di muovere i sentimenti altrettanto. Quello che non è assolutamente vero è che la musica - qui fermiamoci a quella sacralmente definita colta o classica o seria o vera e chi più ne ha ne metta - renda migliori. Migliori di che, su quali basi: sociologiche, psicologiche, psicosociali, culturali, interiori in senso lato. Non so. Ho frequentato un corso di Musicoterapia ad Assisi e quello che veniva fuori era tutt'altro. Si tende a parlare di effetti benefici della musica tout-court, senza distinguere tra pratica e ascolto. Ciò che è REALMENTE terapico è la PARTECIPAZIONE anche con l'ascolto che NON DEVE ESSERE MAI PASSIVO (immagino l'ascoltatore testa tra le mani comodamente seduto in poltrona). Quando si parla di attività, ovviamente, non si pensa a moti inconsulti ma ad attività MUSICALI. Ricordo un bellissimo "esercizio" terapico che consisteva nel suonare insieme ad un brano classico, nella fattispecie la Sinfonia n° 40 di Mozart. Magari anche contrastandolo, in ogni caso lavorando musicalmente con la musica. Penso allora che Kubrick avesse intuito tutto ciò, o lo sapesse addirittura e che alludesse alla narcosi delle coscienze indotta dalla musica. Narcosi attuata per far accettare l'ordine costituito, qualunque esso sia ed impedire così qualsiasi spirito critico che ogni essere umano deve possedere al massimo grado della coscienza per poter riempire di contenuti quella che viene chiamata libertà. Ora, la Nona non è narcotica nel senso che ho sopra detto e, naturalmente, in nessun senso. Essa costituisce invece l'emblema dello scetticismo (non nel senso della corrente filosofica ma nel suo significato originario = scepsi) in quanto addirittura lo applica, no, ne fa una mini rappresentazione all'interno della Sinfonia stessa. Dopo aver gettato le basi, nel primo tempo, del sistema su cui baserà la composizione - si ricordi la inquietante e misteriosa introduzione con il LA lunghissimo appena increspato da lampi di altri La che, dai violini sprofondano nell'oscurità dei bassi , dopo aver affermato la fisicità del suono nella prorompenza ritmica, dinamica e affettiva nel secondo movimento, dopo aver mostrato le sfere celesti nella "mistica rosa" (terzo e inarrivabile movimento), egli si pone di fronte alla sua opera e la guarda s c e t t i c a m e n t e. Siamo al brano che prelude all'Inno alla gioia vero e proprio. Attacco rabbioso e dissonante dell'intera, possente orchestra poi i contrabbassi, i contrabbassi, proprio loro che sono l'antitesi del canto, melodicamente inteso, intonano un recitativo, una sorta di parlare intonato. L'orchestra interrompe le frasi disperatamente interrogative con risposte del tipo: "Ricordi questo? Forse è lì la giustizia, quello che cerchi" (e si riascolta l'inizio dell'intera Sinfonia). Ma i contrabbassi rispondono con vigore seppur turbati ed allora una seconda voce (in senso metaforico) gli propone la vitalità sfacciata di un frammento del secondo tempo. No! Dicono i bassi. Questa non può essere la meta ma una semplice tappa. Solo all'accenno del tema celestiale il vociare quasi umano dei contrabbassi sembra intenerirsi ma è solo un attimo. La tragicità della domanda è ancora più evidente, ti scava dentro. Perché siamo qui? Non possiamo lasciarci andare alla contemplazione, non ne abbiamo ancora il diritto. E, finalmente, dopo un impaurito affacciarsi del tema della gioia agli oboi, gli archi gravi stessi intonano il meraviglioso canto. Dopo, sarà un crescere insieme, nella fratellanza, passando al cospetto della divinità verso la conclusione. Questa mini opera che si trova all'interno della Nona è stata espunta dalla memoria collettiva o liquidata dalla critica paludata come un momento di cedimento del "sublime" discorso musicale. E' evidente che bisognerà una volta per tutte far piazza pulita di siffatta concezione che spudoratamente, colpevolmente si rifa ad Hegel, no, alla mucche, con tutto il rispetto per i pii animali. Beethoven ci insegna, egli stesso, che bisogna diffidare dell'insegnamento PASSIVO con una violenza ed un'icasticità che fa male al cuore dei puristi. Ma, così è. E' necessario che l'uomo sappia salvarsi dal diluvio prima con le sue stesse forze e poi con l'ausilio della divinità. Non lo sto dicendo io. Lo dice Beethoven con l'impressionante Nona Sinfonia. Nulla di celestiale o voce di Dio. Questo secondo me, ed altre cose ancora, aveva capito Kubrick e fissato sulla pellicola in Arancia meccanica e questo dovremmo tenere a mente ascoltando tutta la musica. Almeno quella alla quale non assegnamo un mero ruolo consolatorio. Per carità, la musica consola dagli affanni della vita, concede asilo alle anime stanche, diverte, fa danzare. Ma questo è un altro discorso. Discografia? Ai fini del discorso che ho fatto solo Carlos Kleiber con l'Orchestra filarmonica di Berlino o Claudio Abbado con la Boston Symphony Orchestra. Purtroppo, devo dire che l'osannato Karajan, un grande, non ha mai dato della Nona una versione convincente come avviene, per esempio, con la Quinta. Andando indietro nel tempo c'è un certo Knapperbush...ma il gigantismo è ancora troppo subìto.
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