MOBY DYCK©
 

PROGETTO BEETHOVEN
 


Primo contributo
  Il primo contributo al Progetto Beethoven è redazionale e, per forza di cose, tradizionale: si tratta di un mini resoconto della Seconda Sinfonia in Re Maggiore op. 36
 


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Interpretazione grafico-virtuale della II Sinfonia
James Dillon: "Adagietto"
James Dillon: "Adagietto"

SECONDA SINFONIA IN RE
 
Ancora odono i colli...
Sono stanco, sprofondato nella più abietta estraneità a me stesso. Perché scrivere della Seconda Sinfonia dello spagnoletto? Essa è innocua, poco conosciuta, sembra quasi volersene stare lì a contemplarsi... La Prima, di tre anni precedente, si era attirata le ire dei codini prezzolati a causa dei tre accordi di settima (assolutamente politically incorrect) con cui aveva inizio. -Dal Musikalische Zeitung del 1800: "Beethoven sembra voler attirare a tutti i costi l'attenzione con trovate estrose e comiche. Come siamo lontani dal fine umorismo del grande maestro F. J. Haydn! La musica del ragazzotto di Bonn manca di quella vita scorrevole e spensierata che permea le Sinfonie del divino Mozart [sic !]. Non gli si può negare un certo talento ma se Egli non smetterà di cercare l'eccentricità a tutti i costi vedremo svanire tutte le belle speranze che molti intenditori sembrano riporre in lui". (Non firmato) - Scusate la libera traduzione a memoria...
 











Ritratto di Ludwig all'epoca della composizione della Seconda Sinfonia












Locandina del film ispirato alla sconosciuta Immortale Amata alla quale Beethoven indirizzò dolci e passionali lettere d'amore


Continua 2 e Finale
  Il secondo tema è splendido nella sua cantabilità a pieni polmoni ma non sguaiata. Impossibile narrare le giravolte, gli sviluppi, le contorsioni (in senso buono) che questi due temi compiranno in uno sviluppo dai toni ormai grandiosi (tecnicamente palando) che apre la strada a quelli di tutte le Sinfonie seguenti. Il Secondo movimento è incentrato su una dolcissima melodia affidata ai violini e cicondata da una texture (modernamente: ambiente sonoro) che più delicata non si potrebbe. Un incanto di suoni su cui Schubert e lo stesso Schumann devono aver meditato parecchio. Nulla di mozartiano; ormai i debiti sono stati pagati. Uno Scherzo costituisce il terzo "momento" della composizione e ci presenta l'antesignana della forma tra le più amate dai romantici. Gli strumenti trovano, per la prima volta, la loro ragione di essere non solo in quanto emettono le note ma soprattutto per il loro precipuo suono.
Il gioco non è però innocuo e fa comunque appello all'intelligenza dell'ascoltatore senza dimenticare il suo cuore. L'ultimo "atto" della Sinfonia è come uno sberleffo: una di quelle melodie inimitabili, geniali, impensabili: a rigore una non-melodia. Gigantesca trovata. Per la prima volta nella storia della musica gli strumenti si liberano dall'antica schiavitù della voce umana. Sapete bene che la musica ha trovato il suo humus, per millenni, nella volontà di essere l'espansione della voce. Pensate a Bach o a Mozart, anche. Si chiama melodia, in fondo, proprio quell'insieme di suoni riproducibile dalla voce umana. Bene, questo tema non lo è. Ed allora sembra che tutti gli strumenti dell'orchestra facciano a gara per mostrare la loro liberazione dalla schiavitù con un cipiglio ed una convinzione che tengono il fiato sospeso all'ascoltatore fino all'accordo finale. Credo che lo stupido critico musicale che ho sopra citato (anonimo non per colpa mia) fosse intelligente malgré lui: non c'è misura maggiore della stupidità che quella che ci fa cogliere nel segno senza che ce ne accorgiamo. Di solito, parlando della produzione sinfonica di Beethoven si dice che le Sinfonie dispari siano le migliori. A me vien da ridere o da piangere a sentire una simile baggianata; direi, piuttosto, che la vastità del sentire beethoveniano è così lontano dalla norma da porre in difficoltà gli ascoltatori. Alcuni di essi dimenticano una cosa. Va bene la musica che consola, ottimo il fatto che si abbia la canzone legata ad un amore, condivido il fatto che si ascolti musica per rilassarsi, però... Essa è strumento di conoscenza, anche interiore - nel senso della propria interiorità - e per questo richiede un minimo "sforzo". Richiesta impertinente ora che abbiamo il mondo alla nostra portata sedendo comodamente in poltrona; già, la "palafitta" globale con tutto il rispetto per le palafitte. Ludwig era letteralmente incapace di dare maggiore importanza a questo o a quel genere musicale, a questo numero! piuttosto che a quello. Abbandoniamo l'idea che basti ascoltare la Quinta e la Nona per essere dei medi conoscitori di Beethoven. Egli, al contrario, ci offre su un piatto d'oro la sua genialità: non si tratta di un atto di orgoglio ma, al contrario!, di amore estremo. Io posseggo con grande soddisfazione l'edizione "vecchia" della London Symphony Orchestra diretta da Josef Krips. Un consiglio per gli amanti delle discografie: acquistate l'edizione completa diretta da Carlos Kleiber! Gigantesca. Anche la Deutsche Grammophon con Herbert von Karajan ( ma qui dipende dall'annata - meglio prima degli anni settanta). Una lettura sfavillante anche se qua e là poco convincente ce la da Leonard Bernstein. Non ci si dimentichi di Abbado. In retrospettiva trovo ottime anche le esecuzioni di Bruno Walter. Non amo molto Toscanini ma in questa Sinfonia mi sembra meno ispirato del solito e quindi più vicino al testo (purtroppo, il nostro direttore aveva il vizietto di alterare le orchestrazioni originali con la scusa di renderle più moderne!). Un'ultima cosa. Tra la Prima e la Seconda Sinfonia intercorrono tre anni, periodo nel quale vedono la luce la Sonata Patetica, il Chiaro di luna, i primi sei magistrali quartetti, i meravigliosi e misconosciuti Trii per soli archi e ben tre Concerti per pianoforte ed orchestra. Con ciò voglio dire che, per un ascolto un minimo consapevole, non da esperti ma da esseri umani, bisognerebbe conoscere anche la musica da camera. Vi posso assicurare, lì ci sono gioielli ancora tutti da scoprire, basta averne voglia, non bisogna nemmeno scavare molto.
 
 
Finalità
   In queste pagine, in continua evoluzione, saranno ospitati tutti i contributi per il PROGETTO BEETHOVEN
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Casa del "Testamento"
 
Casa in cui Beethoven redasse il famoso Testamento di Heiligenstadt"
 







Continua 1
  Dunque Mozart a soli nove anni dalla sua scomparsa è diventato, da preda di cani randagi e vermi (fossa comune), divino. Haydn è il grande maestro che, guarda caso, si è rifiutato di rimanere a Vienna per recarsi a Londra dove lo copriranno d'oro. Da quanto dice l'anonimo e stupido critico musicale del Musikalische possiamo evincere moltissimi aspetti della musica di Ludwig, anche senza ascoltarne una nota. Intanto la bizzarria della trovate: consistevano in un diverso apporto con la materia sonora che lungi dall'essere passivamente accettata veniva messa di volta in volta in discussione. La grande preoccupazione del musicista non era tanto di scardinare le regole in favore di un'anarchia vicina al caos (questa espressione non è mia, la si può leggere su un altro numero dello stesso giornale) quanto di superarle in vista di un fine espressivo inaudito: pensare un pubblico nuovo per muovere affetti universali. Si potrà notare quanto di kantiano ci sia in questa tensione, in questo anelito. Ecco che la vita spensierata e febbrile che si può trovare nelle Sinfonie mozartiane viene a mancare in forza di una linfa vitale che scorre sotto l'epidermide musicale. Spensierata, poi! Neanche Mozart si può definire tale ma tant'è...non c'è peggior cieco di chi cieco non è fisicamente ma mentalmente. Insieme alla Seconda Beethoven presenterà, in quelle memorabili "Accademie" (così venivano chiamati i moderni concerti pubblici), il Terzo Concerto per pianoforte e l'oratorio Cristo sul Monte degli Ulivi. Lo scandalo fu ancora più risonante non solo perché osò presentare un Cristo-uomo in un pubblico spettacolo ma anche perché tutte e tre le composizioni sono completamente al di fuori di ciò che il pubblico medio era abituato ad ascoltare. Ma vediamo solo la Sinfonia. Essa c'è, fin dall'inizio e si sente... L'introduzione è un'impressionante monumento allo smarrirsi dell'anima, tanto profondo che ci vuole tutta l'arte del maestro per ricondurre, nell'Allegro successivo, l'ascolto entro alvei meno problematici. Comunque l'abisso è lì e lo ritroveremo all'inizio della Nona, cioè a distanza di 25 anni. Ma, sospresa! Il tema, la melodia principale che segue questa pagina inconcepibile, sembra addirittura il tipico tema da opera buffa. Nessuno ha ancora mai sottolineato abbastanza questa passione per la commistione dei generi che Ludwig attua un po' dovunque. Non solo la trovo moderna ma lontana dall'accusa di eccentricità. E' un volersi riappriopiare della vita, il voler far entrare la vita nell'opera d'arte, senza timore, senza pensare in termini di "alto" - "basso". In ogni caso, questa infima e "abusata" cellula musicale viene stravolta dal compositore che ne fa il modulo su cui costruire tutto il primo tempo, la prima parte della Sinfonia. Le dona un carattere propulsivo, pieno di vita!  
























Prima pagina della Partitura


































































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