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2 e Finale |
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Il
secondo tema è splendido nella sua cantabilità a pieni polmoni
ma non sguaiata. Impossibile narrare le giravolte, gli sviluppi,
le contorsioni (in senso buono) che questi due temi compiranno
in uno sviluppo dai toni ormai grandiosi (tecnicamente palando)
che apre la strada a quelli di tutte le Sinfonie seguenti. Il
Secondo movimento è incentrato su una dolcissima melodia affidata
ai violini e cicondata da una texture (modernamente: ambiente
sonoro) che più delicata non si potrebbe. Un incanto di suoni
su cui Schubert e lo stesso Schumann devono aver meditato parecchio.
Nulla di mozartiano; ormai i debiti sono stati pagati. Uno Scherzo
costituisce il terzo "momento" della composizione e ci presenta
l'antesignana della forma tra le più amate dai romantici. Gli
strumenti trovano, per la prima volta, la loro ragione di essere
non solo in quanto emettono le note ma soprattutto per il loro
precipuo suono.
Il gioco non è però innocuo e fa comunque appello all'intelligenza
dell'ascoltatore senza dimenticare il suo cuore. L'ultimo "atto"
della Sinfonia è come uno sberleffo: una di quelle melodie inimitabili,
geniali, impensabili: a rigore una non-melodia. Gigantesca trovata.
Per la prima volta nella storia della musica gli strumenti si
liberano dall'antica schiavitù della voce umana. Sapete bene
che la musica ha trovato il suo humus, per millenni, nella volontà
di essere l'espansione della voce. Pensate a Bach o a Mozart,
anche. Si chiama melodia, in fondo, proprio quell'insieme di
suoni riproducibile dalla voce umana. Bene, questo tema non
lo è. Ed allora sembra che tutti gli strumenti dell'orchestra
facciano a gara per mostrare la loro liberazione dalla schiavitù
con un cipiglio ed una convinzione che tengono il fiato sospeso
all'ascoltatore fino all'accordo finale. Credo che lo stupido
critico musicale che ho sopra citato (anonimo non per colpa
mia) fosse intelligente malgré lui: non c'è misura maggiore
della stupidità che quella che ci fa cogliere nel segno senza
che ce ne accorgiamo. Di solito, parlando della produzione sinfonica
di Beethoven si dice che le Sinfonie dispari siano le migliori.
A me vien da ridere o da piangere a sentire una simile baggianata;
direi, piuttosto, che la vastità del sentire beethoveniano è
così lontano dalla norma da porre in difficoltà gli ascoltatori.
Alcuni di essi dimenticano una cosa. Va bene la musica che consola,
ottimo il fatto che si abbia la canzone legata ad un amore,
condivido il fatto che si ascolti musica per rilassarsi, però...
Essa è strumento di conoscenza, anche interiore - nel senso
della propria interiorità - e per questo richiede un minimo
"sforzo". Richiesta impertinente ora che abbiamo il mondo alla
nostra portata sedendo comodamente in poltrona; già, la "palafitta"
globale con tutto il rispetto per le palafitte. Ludwig era letteralmente
incapace di dare maggiore importanza a questo o a quel genere
musicale, a questo numero! piuttosto che a quello. Abbandoniamo
l'idea che basti ascoltare la Quinta e la Nona per essere dei
medi conoscitori di Beethoven. Egli, al contrario, ci offre
su un piatto d'oro la sua genialità: non si tratta di un atto
di orgoglio ma, al contrario!, di amore estremo. Io posseggo
con grande soddisfazione l'edizione "vecchia" della London Symphony
Orchestra diretta da Josef Krips. Un consiglio per gli amanti
delle discografie: acquistate l'edizione completa diretta da
Carlos Kleiber! Gigantesca. Anche la Deutsche Grammophon con
Herbert von Karajan ( ma qui dipende dall'annata - meglio prima
degli anni settanta). Una lettura sfavillante anche se qua e
là poco convincente ce la da Leonard Bernstein. Non ci si dimentichi
di Abbado. In retrospettiva trovo ottime anche le esecuzioni
di Bruno Walter. Non amo molto Toscanini ma in questa Sinfonia
mi sembra meno ispirato del solito e quindi più vicino al testo
(purtroppo, il nostro direttore aveva il vizietto di alterare
le orchestrazioni originali con la scusa di renderle più moderne!).
Un'ultima cosa. Tra la Prima e la Seconda Sinfonia intercorrono
tre anni, periodo nel quale vedono la luce la Sonata Patetica,
il Chiaro di luna, i primi sei magistrali quartetti, i meravigliosi
e misconosciuti Trii per soli archi e ben tre Concerti per pianoforte
ed orchestra. Con ciò voglio dire che, per un ascolto un minimo
consapevole, non da esperti ma da esseri umani, bisognerebbe
conoscere anche la musica da camera. Vi posso assicurare, lì
ci sono gioielli ancora tutti da scoprire, basta averne voglia,
non bisogna nemmeno scavare molto. |
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Finalità |
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In
queste pagine, in continua evoluzione, saranno ospitati tutti
i contributi per il PROGETTO BEETHOVEN
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1 |
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Dunque
Mozart a soli nove anni dalla sua scomparsa è diventato, da
preda di cani randagi e vermi (fossa comune), divino. Haydn
è il grande maestro che, guarda caso, si è rifiutato di rimanere
a Vienna per recarsi a Londra dove lo copriranno d'oro. Da
quanto dice l'anonimo e stupido critico musicale del Musikalische
possiamo evincere moltissimi aspetti della musica di Ludwig,
anche senza ascoltarne una nota. Intanto la bizzarria della
trovate: consistevano in un diverso apporto con la materia
sonora che lungi dall'essere passivamente accettata veniva
messa di volta in volta in discussione. La grande preoccupazione
del musicista non era tanto di scardinare le regole in favore
di un'anarchia vicina al caos (questa espressione non è mia,
la si può leggere su un altro numero dello stesso giornale)
quanto di superarle in vista di un fine espressivo inaudito:
pensare un pubblico nuovo per muovere affetti universali.
Si potrà notare quanto di kantiano ci sia in questa tensione,
in questo anelito. Ecco che la vita spensierata e febbrile
che si può trovare nelle Sinfonie mozartiane viene a mancare
in forza di una linfa vitale che scorre sotto l'epidermide
musicale. Spensierata, poi! Neanche Mozart si può definire
tale ma tant'è...non c'è peggior cieco di chi cieco non è
fisicamente ma mentalmente. Insieme alla Seconda Beethoven
presenterà, in quelle memorabili "Accademie" (così venivano
chiamati i moderni concerti pubblici), il Terzo Concerto per
pianoforte e l'oratorio Cristo sul Monte degli Ulivi. Lo scandalo
fu ancora più risonante non solo perché osò presentare un
Cristo-uomo in un pubblico spettacolo ma anche perché tutte
e tre le composizioni sono completamente al di fuori di ciò
che il pubblico medio era abituato ad ascoltare. Ma vediamo
solo la Sinfonia. Essa c'è, fin dall'inizio e si sente...
L'introduzione è un'impressionante monumento allo smarrirsi
dell'anima, tanto profondo che ci vuole tutta l'arte del maestro
per ricondurre, nell'Allegro successivo, l'ascolto entro alvei
meno problematici. Comunque l'abisso è lì e lo ritroveremo
all'inizio della Nona, cioè a distanza di 25 anni. Ma, sospresa!
Il tema, la melodia principale che segue questa pagina inconcepibile,
sembra addirittura il tipico tema da opera buffa. Nessuno
ha ancora mai sottolineato abbastanza questa passione per
la commistione dei generi che Ludwig attua un po' dovunque.
Non solo la trovo moderna ma lontana dall'accusa di eccentricità.
E' un volersi riappriopiare della vita, il voler far entrare
la vita nell'opera d'arte, senza timore, senza pensare in
termini di "alto" - "basso". In ogni caso, questa infima e
"abusata" cellula musicale viene stravolta dal compositore
che ne fa il modulo su cui costruire tutto il primo tempo,
la prima parte della Sinfonia. Le dona un carattere propulsivo,
pieno di vita! |
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