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Esemplari
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Esemplare 2:

ILIADE


Libro Primo

Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l'ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco
generose travolse alme d'eroi,
e di cani e d'augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l'alto consiglio s'adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de' prodi Atride e il divo Achille.
E qual de' numi inimicolli? Il figlio
di Latona e di Giove. Irato al Sire
destò quel Dio nel campo un feral morbo,
e la gente perìa: colpa d'Atride
che fece a Crise sacerdote oltraggio.
Degli Achivi era Crise alle veloci
prore venuto a riscattar la figlia
con molto prezzo. In man le bende avea,
e l'aureo scettro dell'arciero Apollo:
e agli Achei tutti supplicando, e in prima
ai due supremi condottieri Atridi:
O Atridi, ei disse, o coturnati Achei,
gl'immortali del cielo abitatori
concedanvi espugnar la Prïameia
cittade, e salvi al patrio suol tornarvi.
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Esemplare 1:
1. Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana di più, e in quella settimana pioverà a dirotto.
2. Quando ero piccolo mia mamma mi portò a mangiare in una trattoria all' aperto. Cominciò a piovere. Ci misi tre ore a finire il brodo.
3. Non sono un'atleta. Ho cattivi riflessi. Una volta sono stato investito da un'automobile spinta da due tizi.
4. Il leone ed il vitello giaceranno insieme, ma il vitello dormirà ben poco.
5. Non so se Dio esiste, ma provate a trovare un idraulico la domenica!
6. Domattina alle 6 sarò giustiziato per un crimine che non ho commesso. Dovevo essere giustiziato alle 5 ma ho un avvocato in gamba
7. Non è che ho paura di morire. E' che non vorrei essere lì quando questo succede
8. L'ultima volta che sono entrato in una donna è stato quando ho visitato la Statua delle Libertà 9. "Baci da Dio!" "Bé, si... Lui ha preso tante cose da me!"
10. Sono stato picchiato, ma mi sono difeso bene. A uno di quelli gli ho rotto la mano: mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l'ho fatta!

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Esemplare 3:
L'uomo, come dissi tempo addietro, è una creatura di desiderio. I brividi sono una risposta involontaria (c'entra il parasimpatico?) ad una stimolazione epidermica. Certo che ho notato la bellezza dell'episodio spasmico-erettile (i peli sulla pelle delle donne). Il perché del tanto piacere nasce dalla sovrastimolazione dei recettori tattili che, per effetto entropico producono un rumore di fondo (nel sistema nervoso centrale) che viene interpretato come piacevole ma solo a causa del contatto con un partner accettato. Questa manipolazione non è normalmente presente nelle relazioni sociali e quando avviene, ci si trova in contesti intimi e preludenti possibili contatti erotici... sarà ovvio trovare piacevole la carezza sottile di una mano... è un po' come l'acquolina in bocca che ti viene quando pregusti un limone... Ecco perché si dice "limonare"! L'etimologia non dà i brividi... Quel che direbbe Freud non è importante se serve solo a dimostrare il nostro disprezzo verso di lui... L'importante è moltiplicare le occasioni di provare i brividi (per questo, servirebbe una donna (od un uomo se si è "gay") di gradevole aspetto e di sensualità arrendevole...) l'aggressività uccide l'erotismo, se insieme all'erotismo si uccide anche il partner! (regola aurea del sado-maso-killer). Caro amico poeta: Le parole che usi sono piene d'amore. Non so per chi, non so perché ma sono molto belle e le sento disperate. Forse, (mi chiedo se è vero) le invii a me perché sai che sono il solo a poterle comprendere. Che io sia disperato come le tue parole è solo la mia parola contro le tue. Ti sei perduto, amico caro, in un labirinto di connessioni neuronali e metalinguaggi o mi ci sono perduto io? ... ed è un perdersi dolce come l'abbandono smodato e parossistico dell'orgasmo, in cui ti tendi e ti allunghi come una corda all'interno umido e cado del gran mistero della vagina ed al contempo di dissolvi in essa come uno spillo nell'acido, come un brulicare di te stessi sminuzzati come tessere di un mosaico o di un puzzle in un tornado piccolo come l'interno di un mulinex ed esplodi in una delusione più grande del piacere appena provato, ma così labile da poter essere ignorata con voluttà. Voci femminili, infantili, suzionale, succhiare, suggere capezzoli turgidi vulve odorose e straripanti come sorgenti d'acque vive, oppure, peni sgargianti nel loro trionfante guardare il cielo, timidi e umili strumenti nelle mani di donne impensate, leccate furiose, fallatio inaspettate e silenziose, labbra turgide (hai mai visto inturgidirsi le labbra di una donna prima della fallatio?) tutto per rincorrere un flebile brivido che subito si spegne... Brividi... io credo che l'Eden sia lì. Nei brividi, inafferrabile e snobbato perché considerato "troppo semplice, troppo banale" per essere proprio quello, l'Eden di cui tanto si favoleggia.

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Esemplare 4:

L'imitatore di vacche

Un viaggio a Vienna significa innanzi tutto immergersi nei Ring. Lasciate stare Kaertnerstrasse e, seguendo i Ring, giungerete a Heiligenstadt, una delle residenze di Beethoven, nel cui bosco egli ascoltò lo "zigolo" che sembra la fonte ispiratrice del tema famosissimo della Quinta Sinfonia. Ma Vienna è anche Heldenplatz in cui le folle acclamarono Hitler. E Vienna è Thomas Bernhard. Di lui si conoscono assai bene "Heldenplatz", appunto, "Il soccombente" ecc. Ma a me piace ricordarvi un testo poco conosciuto ma straordinario, non solo per i contenuti ma anche per lo stile. Bernhard compone le sue frasi con continui echi (che siano lo straziante ricordo delle voci echeggianti nella Heldenplatz?); periodi lunghissimi che sembrano voler travalicare le parole come significato per darcele come senso ultimo della comunicazione: l'INCOMUNICABILITA'. Ho scelto questo brano: "La settimana scorsa ci è capitato che cinque vacche sono finite una dopo l'altra contro il direttissimo con cui dovevamo fare ritorno a Vienna, e sono rimaste completamente sfracellate. Dopo che le rotaie erano state sgomberate per l'intervento del personale viaggiante e perfino del macchinista accorso con un piccone, il treno aveva ripreso la sua corsa dopo una sosta di circa quaranta minuti. Guardando dal finestrino, avevo potuto vedere la pastore che correva urlando verso una cascina immersa nel crepuscolo". (T. Bernhard: "Der Stimmenimitator", 1978 Frankfurt am Main; 1987, Adelphi, Milano). Ci sarebbero da dire molte cose riguardo al testo, mi limiterò ad alcune: innanzi tutto la crudeltà che è metafora di tante cose ma, visto il tono e conoscendo l'autore, è metafora ma anche sconfitta della crudeltà della musica, della musica come sconfitta della morte perché il suo tempo è infinito. Come il treno, che pure causa vittime innocenti, ma bada bene alla scelta delle "vacche", non "agnellini" che sarebbe stato "sacrificio", così la musica ha una sua "velocità" interna (non parlo dell'agogica) che non può essere fermata nell'istante, anzi proprio l'istante, e il tentativo di "viverlo" come tale, illumina la musica della sua "rivincita" sulla morte. Dunque le vacche devono morire e senti quanta musica c'è in questo. Poi l'atmosfera, assolutamente non espressionista ma appena stralunata del tutto con la "percussione" di particolari che sembrano insignificanti (e tutto il racconto lo è nel senso di non/immediato), l'atmosfera crepuscolare, per carità solo nel discreto temporale, che mi fa sentire, ma da molto lontano, forse nel più profondo dell'inconscio, la "serenata", il "walzer", la banda "boche" e, chicca incomparabile, l'immagine della pastora urlante nel crepuscolo (non ci sarà mica Brunhilde con Wotan, per caso nella cascina?) che, a parte il dato perspicuamente "sonoro", mi fa venire in mente uno Chagall che conosca il Web, Internet e Java.

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Ascolta il brano .... è d'oro come lo strumento
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